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Report Settimanale Mercati Globali: Forex, Gold, Petrolio e Big Tech tra rialzi maturi e nuove fasi di pausa

Sante Pellegrino
Sante Pellegrino
Trader Professionista, Formatore Bancario e Imprenditore Finanziario
28 feb 2026
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Analisi tecnica aggiornata di indici USA ed europei, EUR/USD e GBP/USD, oro, argento, petrolio Brent e principali Big Tech USA (Nvidia, Apple, Microsoft, Amazon), con focus su trend, pattern, supporti e resistenze chiave.

Settimana dei Mercati: Europa in Rally, Wall Street in Correzione

La settimana dal 23 al 27 febbraio 2026 è stata segnata da un mix di impulsi politici e macroeconomici divergenti. 

I listini europei hanno esteso i guadagni verso record storici trainati da earnings solidi, mentre Wall Street ha chiuso in calo moderato, appesantita dalla volatilità sui dazi Trump e da dati USA misti.

Focus USA: Dazi e Macro Misti

Negli Stati Uniti, l'attenzione si è concentrata sulla sentenza della Corte Suprema del 20 febbraio, che ha invalidato i dazi imposti via IEEPA – inclusi il 10% baseline, i reciproci e quelli sul fentanyl – restringendo l'autorità presidenziale e aprendo scenari di rimborsi. 

L'amministrazione ha risposto annunciando nuove tariffe sostitutive, alimentando incertezza di breve termine.

I principali indici USA hanno invertito il trend: S&P 500 -0.4/0.5%, Nasdaq -1.3% (penalizzato da Magnificent 7 e hype AI in flessione), Dow Jones -0.3/1.1%, con rotazione settoriale verso consumer staples e utilities difensive.

I dati macro hanno dipinto un quadro contrastato, con GDP Q4 rivisto al 1.4% annuo (rallentamento confermato) e core PCE stabile al 3% (sopra il target Fed del 2%). Il mercato ricalibra così le attese su tagli tassi Fed 2026, limitati a 1-2 con alta sensibilità alle prossime letture di inflazione e crescita.

Forex: Pressione sul Dollaro, Volatilità Materie Prime

EUR/USD si mantiene in range 1.07-1.10, con lieve downside da dati USA solidi e differenziale crescita favorevole all'America. 

GBP/USD oscilla irregolare tra 1.25-1.27, bilanciato da outlook BoE, crescita UK e flussi rischio globali.

Nelle commodity, il petrolio WTI tocca massimi semestrali a $66/bbl su tensioni geopolitiche USA-Iran/Russia. L'oro supera $5.000/oz (+1.2%) come safe-haven, fungendo da barometro inflattivo e influenzando le proiezioni banche centrali per il 2026.

Wall Street resta inserita in un quadro costruttivo ma più volatile, con S&P 500 e Nasdaq in fase di consolidamento dopo i massimi di inizio anno e un VIX risalito verso area 20, coerente con un bull market maturo che sta digerendo i guadagni precedenti. 

S&P 500: uptrend integro ma in consolidamento

L’S&P 500 ha chiuso la seduta del 27 febbraio in area 6.880–6.910 punti, in calo di circa lo 0,4–0,5% nella giornata e con una correzione mensile nell’ordine dell’1,4–1,5%, ma il trend di medio periodo resta impostato al rialzo, con l’indice ampiamente al di sopra della media mobile a 200 sedute e ancora sopra o in prossimità della MM50, a segnalare una struttura primaria sana nonostante il raffreddamento del momentum rispetto a gennaio. 

La price action delle ultime settimane è tipica di una fase di consolidamento successiva ai massimi storici toccati tra fine gennaio e inizio febbraio, con una regressione lineare sugli ultimi 6–12 mesi ancora inclinata positivamente ma meno ripida, in linea con una salita meno esplosiva e più “di qualità”; in questo contesto le aree 6.800–6.820 e 6.750–6.780 punti rappresentano i principali supporti tecnici da monitorare, mentre l’area 6.950–7.000 e i massimi leggermente superiori ai 7.000 rimangono le resistenze di riferimento per eventuali nuove estensioni del movimento rialzista.

VIX: volatilità in regime di “vigilanza”

L’indice VIX, infine, ha chiuso il 27 febbraio a 19,86 punti, in rialzo rispetto ai 18,63 della seduta precedente e dopo aver oscillato nelle ultime settimane in un range indicativo 17–21, collocando la volatilità implicita in una fascia intermedia: sopra i minimi di estrema tranquillità di inizio anno ma ben al di sotto delle soglie tipiche di stress sistemico. 

La zona 18–20 rimane la fascia tecnica sensibile: una permanenza sotto i recenti picchi in area 21–22 è coerente con la prosecuzione del trend rialzista di fondo degli indici USA, seppur con fasi di consolidamento più frequenti, mentre un eventuale strappo deciso del VIX sopra 21–22, soprattutto in presenza di sorprese inflattive o segnali più hawkish dalle banche centrali, aumenterebbe il rischio di correzioni più incisive sugli asset rischiosi, specie nei segmenti high beta e più esposti al tema AI

Nasdaq: bull market maturo, forza relativa ma correzione in atto

Il Nasdaq mantiene una forza relativa storicamente elevata su orizzonti di medio periodo, ma si trova in una fase di correzione e digestione del rally legato al tema tecnologia/AI, con la chiusura del 27 febbraio a 22.668,21 punti (close ufficiale) e un range intraday compreso tra 22.538 e 22.736 punti, dopo aver segnato a fine gennaio un massimo di periodo in area 23.850–23.900 punti. 

Negli ultimi giorni l’indice si è mosso all’interno di un intervallo settimanale che ha visto un massimo in area 23.170 punti e un minimo attorno a 22.528, valori che definiscono un trading range relativamente ordinato, accompagnato da una performance settimanale leggermente negativa e da un drawdown mensile di circa il 3,3–3,4%, quadro più coerente con una fase di assestamento dopo i massimi che con un sell-off disordinato.

Dal punto di vista delle medie mobili, il Nasdaq rimane sopra la media mobile semplice a 200 sedute, che si colloca intorno a 21.950–22.000 punti, livello che continua a rappresentare il baricentro del trend primario rialzista. 

Le medie a 20 e 50 sedute, rispettivamente in area 22.830 e 23.230 punti circa, mantengono un’inclinazione positiva ma sono state progressivamente avvicinate dai prezzi nelle ultime settimane, segnalando un raffreddamento del ritmo di salita e una normalizzazione del trend dopo la fase di accelerazione iniziale del tema AI. 

In quest’ottica, la fascia 22.400–22.100 punti costituisce il primo cluster di supporti di breve individuato sia dall’allineamento con S1–S2 tecnici sia dall’area dei minimi più recenti, mentre la zona 21.800–22.000 – in corrispondenza della MM200 – resta il supporto strategico per la validità del bull market di medio periodo; sul lato opposto, le resistenze di breve si collocano in area 22.900–23.250 (R1–R2 daily e massimi di settimana), oltre la quale tornano in primo piano i massimi di fine gennaio in area 23.900–24.000, che continuano a rappresentare la principale barriera statica di lungo.

L’RSI a 14 giorni si posiziona intorno a 43–44 punti, quindi piena zona neutrale, lontano sia dagli eccessi di ipercomprato registrati a ridosso dei massimi di gennaio sia da condizioni di ipervenduto, a conferma di un momentum in fase di raffreddamento ma non invertito. 

La lettura congiunta di ADX (intorno a 16–20 punti su orizzonti 14–20 giorni) e delle componenti direzionali +DI e -DI suggerisce un trend ancora presente ma non particolarmente esteso, coerente con una fase di consolidamento all’interno di un movimento rialzista di fondo. Se si traccia una regressione lineare sui prezzi degli ultimi 6–12 mesi, la pendenza rimane positiva e il canale che ne deriva mostra minimi crescenti rispetto alla MM200, indicando che, nonostante la correzione di febbraio, la struttura di lungo resta quella di un uptrend in cui i ribassi recenti appaiono ancora come pullback fisiologici piuttosto che come l’avvio di un nuovo trend ribassista.

La price action delle ultime sedute è caratterizzata da candele giornaliere con corpi mediamente contenuti e ombre superiori e inferiori ben visibili, in linea con una fase di congestione in cui buyer e seller si alternano intraday senza prevalere in modo netto. 

Non emergono al momento pattern di inversione ribassista di ampio respiro chiaramente definiti (come testa e spalle completi o figure di distribuzione estesa), mentre su scala più breve si osservano sequenze di piccole barre di indecisione (doji, spinning top) all’interno del range settimanale, tipiche delle fasi in cui il mercato attende nuovi catalyst per prendere direzione. 

In questo contesto, l’Average True Range a 14 giorni, che si aggira intorno all’1,6% del valore dell’indice, conferma un regime di volatilità coerente con un bull market in pausa e non con un contesto di panico: i movimenti sono abbastanza ampi da riflettere sensibilità alle notizie macro, alla guidance del settore tecnologico e alle news sull’AI, ma non configurano finora un aumento esplosivo della volatilità associabile a una rottura strutturale del trend.

L’insieme di questi elementi – posizione rispetto alle medie mobili, inclinazione della regressione lineare, configurazione dei supporti e delle resistenze, natura delle candele e regime di volatilità – delinea un Nasdaq in fase di consolidamento intermedio all’interno di un canale rialzista di fondo, con ribassi di febbraio che, alla data attuale, rientrano ancora nella fisiologia di un bull market maturo in attesa dei prossimi driver macro e settoriali, senza che siano ancora emersi segnali tecnici univoci di inversione di lungo periodo.

 

NASDAQ

Nasdaq 02 2026

DAX 

Il DAX mantiene un'impostazione rialzista solida su base 2026, con l'indice principale di Francoforte che ha chiuso la settimana al 27 febbraio intorno ai 25.284-25.312 punti, registrando una variazione giornaliera minima di circa -0,02/-0,3% rispetto alla seduta precedente, dopo aver sfiorato a gennaio il massimo storico in area 25.640-25.641. 

Su orizzonti temporali più ampi, il DAX si posiziona sui massimi da oltre un mese, con guadagni mensili tra l'1,8% e il 2,6%, una performance annua prossima al 10-12% (a seconda che si consideri il cash index o i CFD/futures) e un rialzo YTD più contenuto, intorno al +2,5-3% dai minimi di inizio anno, in un contesto europeo dove la forza relativa rispetto all'S&P 500 rimane positiva su 6-12 mesi, pur con differenze YTD meno marcate del previsto.

Dal punto di vista tecnico, l'indice oscilla in una fascia ristretta tra 25.050 e 25.350 punti, vicina alla parte alta del range storico, con resistenze statiche chiave tra 25.350 e 25.650 punti: a breve termine, i tentativi di estensione rialzista si concentrano intorno a 25.350-25.354, livello di prese di profitto, oltre il quale si aprirebbe spazio verso i massimi storici; i supporti principali si collocano a 25.130-25.150 e 25.050-25.053, allineati ai minimi recenti e a una base di congestione di fine febbraio, con un livello intermedio più basso intorno a 24.700-24.800. 

Le medie mobili semplici di breve e medio periodo (20 e 50 sedute) transitano al di sotto dei prezzi correnti ma ravvicinate, confermando un trend ascendente con momentum meno aggressivo rispetto all'inizio del rally, mentre la media a lungo termine (100-200 sedute) sostiene la struttura plurimensile; le bande di Bollinger daily appaiono moderatamente strette, con il prezzo nella parte medio-alta del canale, segnalando una fase di compressione volatilità tipica dei massimi, propensa a breakout rialzisti o lateralizzazioni prima di direzionalità decisa.

Gli oscillatori dipingono un quadro neutro-positivo: l'RSI(14) si attesta intorno a 55-60, sopra l'equilibrio ma lontano dall'ipercomprato, con pressione rialzista in normalizzazione e assenza di divergenze ribassiste sui massimi di febbraio, riducendo rischi di inversioni strutturali e favorendo consolidamenti sopra i supporti chiave come 25.100-24.800, interpretabili come fasi di riassorbimento piuttosto che rotture. In analisi di regressione lineare su 6-12 mesi, il DAX resta entro un canale rialzista definito, con minimi progressivamente più alti e prezzi attuali nella parte alta ma compatibili con la traiettoria media, senza accelerazioni paraboliche da euforia finale; tale configurazione, unita a supporti ascendenti e resistenze testate, preserva l'integrità del trend di fondo, rendendo cruciali i livelli tecnici per discerningere tra consolidamenti prolungati e prosecuzioni al rialzo in un contesto europeo in evoluzione.

EuroStoxx50 

L’azionario dell’area euro si muove in sintonia, con l’EuroStoxx 50 che al 27 febbraio quota in area 6.130–6.140 punti, dopo un lieve calo giornaliero (-0,3/‑0,4%) ma un progresso mensile intorno al 3,3% e una crescita su base annua nell’ordine del 12%. In questo contesto, la sovraperformance del DAX rispetto al benchmark europeo è presente ma contenuta, più legata alla composizione settoriale (peso di auto, industria e alcuni titoli finanziari) che a scarti estremi di valutazione; le metriche di prezzo/utili, infatti, rimangono più basse rispetto all’S&P 500 (P/E medi europei sensibilmente inferiori a quelli USA), ma il differenziale di multipli deve essere letto alla luce del diverso profilo di crescita e di rischio macro tra area euro e Stati Uniti. 

In termini di price action, il quadro resta quello di un re‑ingresso stabile sopra i 25.000 punti, con chiusura dei principali gap di inizio anno e mantenimento di una struttura rialzista di medio periodo, pur con una probabilità non trascurabile di fasi laterali e di consolidamento nella fascia 25.000–25.600 in attesa di nuovi catalyst macro (inflazione area euro, decisioni BCE, sviluppi sulla politica commerciale globale).

 

La coppia EUR/USD 

Il cambio EUR/USD resta inserito in una fase di consolidamento su livelli elevati, con un quadro tecnico che segnala una correzione ordinata all’interno di un trend di fondo ancora moderatamente rialzista su base annuale.

Alla chiusura del 27 febbraio 2026 l’EUR/USD si è attestato in area 1,18 (fix ECB a 1,1805, chiusura di mercato intorno a 1,1803–1,1824 a seconda delle rilevazioni), dopo un mese nel complesso leggermente negativo per l’euro (‑1,2% circa su base mensile) ma ancora in progresso di quasi il 14% rispetto a dodici mesi fa. 

Nelle ultime sedute il cross ha oscillato in un range relativamente ristretto compreso tra 1,177–1,183, con volumi e volatilità in linea con la media recente (circa 50–55 pips di ATR a 5 giorni), a conferma di un mercato in fase di ri‑prezzamento delle aspettative su inflazione, tassi e differenziale di crescita tra area euro e Stati Uniti. 

Dal punto di vista delle medie mobili giornaliere, le principali analisi tecniche indicano una MM20 e una MM50 leggermente al di sotto o in prossimità dei prezzi correnti, con segnale prevalentemente “buy” su orizzonte daily, mentre la MM100 e la MM200 restano ancora più distanti e vengono lette come supporti di fondo del movimento di medio periodo.

La struttura dei supporti e delle resistenze di breve si è concentrata, nelle rilevazioni intraday del 27 febbraio, intorno a un primo livello di supporto in area 1,178–1,1785 e un secondo supporto in zona 1,176–1,177, corrispondenti ai livelli S1–S2 giornalieri indicati da diversi desk. 

Sotto tali soglie, gli studi tecnici continuano a individuare possibili proiezioni verso 1,173–1,171 come successivi gradini di prezzo, in linea con il range di volatilità media calcolata per la seduta (1,1733–1,1837 la fascia attesa in una delle principali analisi di fine settimana). Sul lato opposto, le resistenze immediate si collocano intorno a 1,1825–1,1832 (R1–R2 daily), mentre un’eventuale estensione più ampia riporterebbe in primo piano aree di offerta superiori, tra 1,19 e 1,20, già segnalate in precedenti fasi come zone tecniche di congestione e prese di profitto.

Gli indicatori di momentum descrivono un mercato in equilibrio delicato. 

Le tabelle tecniche aggiornate al 27 febbraio mostrano un RSI(14) daily in area neutrale, con segnali divergenti tra timeframe (acquisto su base giornaliera e mensile, debolezza residua sul settimanale), a conferma di una fase in cui il trend di fondo rimane orientato al rialzo ma con una spinta meno uniforme lungo i diversi orizzonti temporali. 

Al tempo stesso, i modelli di regressione su 12 mesi continuano a inquadrare l’EUR/USDin un canale rialzista di fondo: la pendenza della retta rimane positiva e i prezzi attuali si collocano nella parte medio‑bassa dell’inviluppo statistico, segnale che la correzione delle ultime settimane si sviluppa ancora all’interno di un contesto strutturalmente favorevole all’euro su orizzonti più lunghi.

La lettura della price action e dei pattern candlestick rafforza l’idea di un mercato in consolidamento più che in inversione. 

Sul daily, le ultime sedute presentano candele di ampiezza moderata con ombre inferiori ricorrenti nell’area 1,177–1,178, che suggeriscono la presenza di flussi in acquisto sui cali, pur in assenza, al momento, di figure di inversione rialzista pienamente formate (come hammer isolati su minimi chiave o pattern engulfing nettamente definito). 

Su timeframe orari si osserva un canale discendente di breve termine, con tentativi di rimbalzo da area 1,178–1,179 e respinti in prossimità delle resistenze intraday, configurazione che descrive una fase di alleggerimento graduale delle posizioni lunghe sul trend di medio periodo, più che un movimento impulsivo di rottura del quadro rialzista di fondo. 

In parallelo, l’Average True Range risulta in lieve aumento rispetto ai minimi di inizio mese, ma rimane su valori compatibili con un regime di volatilità “media”, lontano dai picchi tipici delle fasi di stress o di cambio di regime improvviso.

In sintesi, alla data dell’ultima chiusura disponibile, l’EUR/USD si presenta come un cross che sta consolidando in prossimità di 1,18 all’interno di un canale rialzista costruito nell’ultimo anno, con supporti di breve centrati tra 1,178 e 1,176 e resistenze iniziali in area 1,182–1,183; la neutralità degli oscillatori, la moderata inclinazione della regressione di lungo periodo e la natura delle candele recenti restituiscono l’immagine di un mercato in work‑in‑progress, in attesa dei prossimi catalyst macro (inflazione, guidance BCE–Fed, flussi di risk‑on/risk‑off) che potranno determinare se la fase attuale si risolverà in una nuova gamba del movimento rialzista di fondo o in una correzione più profonda all’interno di un quadro di lungo termine ancora prevalentemente positivo per l’euro.

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La coppia GBP/USD

La sterlina sta vivendo una fase di rimbalzo ordinato contro il dollaro all’interno di un quadro tecnico ancora misto, con il cambio GBP/USD che alla chiusura del 27 febbraio 2026 si è attestato in area 1,26 (intorno a 1,259–1,262 a seconda delle rilevazioni), dopo aver recuperato terreno dai minimi di metà mese in zona 1,24–1,245. Nelle ultime sedute il cross si è mosso in un range compreso approssimativamente tra 1,254 e 1,268, con una dinamica di breve caratterizzata da massimi e minimi leggermente crescenti, indicativa di un tentativo di costruzione di una base dopo la fase correttiva precedente. 

Dal punto di vista tecnico, i principali studi individuano un primo supporto di breve in area 1,255–1,252 e un secondo gradino in zona 1,246–1,242, mentre sul lato opposto le prime resistenze si collocano in area 1,268–1,272 e poi in fascia 1,280–1,285, livelli che in passato hanno attirato prese di profitto. Le medie mobili giornaliere a 20 e 50 sedute transitano poco sopra i prezzi o in loro prossimità, a testimoniare un trend di medio periodo non ancora pienamente ricostituito ma in fase di potenziale riassestamento; l’RSI(14) si mantiene in zona neutrale, intorno a 50–52, coerente con un momentum che sta provando a passare da debolezza a stabilizzazione senza segnali estremi. 

La lettura complessiva rimanda quindi l’immagine di un GBP/USD che sta rimbalzando da un’area di supporto importante, con livelli tecnici chiave concentrati tra 1,25 e 1,28 e una direzionalità che resterà probabilmente sensibile ai prossimi sviluppi su crescita UK, orientamento della BoE e flussi globali di rischio.

 

Wall Street.png

L’oro resta inserito in un trend rialzista maturo ma tecnicamente ancora intatto, con prezzi stabilmente sui massimi storici e una dinamica di consolidamento “ad alta quota” più che di inversione strutturale, mentre l’argento mantiene un profilo ancora più volatile ma orientato alla difesa in un contesto di forte rivalutazione su base annua.

Alla data del 27–28 febbraio 2026, il gold spot oscilla in area 5.235–5.280 dollari l’oncia (5.245,21 USD/t.oz la lettura CFD del 27 febbraio, 5.278–5.280 USD l’aggiornamento di sabato 28), con un rialzo intorno all’1,8% rispetto alla seduta precedente e un progresso superiore all’80% rispetto a un anno fa. Nel corso di febbraio il metallo ha alternato fasi di spinta e correzioni, con prezzi scesi temporaneamente verso 4.85–4.90 mila e poi risaliti in direzione dei massimi, configurando una struttura mensile leggermente correttiva (‑3,2% circa sul mese secondo alcuni benchmark CFD) ma inserita in un movimento di lungo periodo fortemente rialzista. 

Le principali analisi tecniche su XAU/USD indicano un quadro daily ancora orientato al buy: l’RSI(14) è in area 60–61, quindi sopra la linea di equilibrio ma non ancora in ipercomprato estremo, gli oscillatori stocastici si mantengono in zona alta ma senza segnali univoci di esaurimento, mentre il MACD rimane positivo, a conferma di una tendenza di fondo ancora dominante sul rumore di breve.

Dal punto di vista delle medie mobili, le letture di fine settimana mostrano il prezzo ampiamente al di sopra delle principali SMA/EMA di breve e medio periodo: le curve a 50 e 100 giorni passano a livelli sensibilmente inferiori ai 5.200 dollari, rafforzando l’idea di un trend primario rialzista con “cuscinetti” dinamici ben distanziati dal prezzo corrente. 

L’ATR su base giornaliera risulta elevato (oscillazioni giornaliere dell’ordine dell’1–2% del valore del sottostante), ma coerente con una fase di trend direzionale forte, non con un mercato in collasso: la volatilità riflette più l’ampiezza del canale rialzista che un aumento caotico di rischio sistemico. L’ADX su XAU/USD, nelle principali letture tecniche, si colloca in area “trend presente” (intorno ai 25–30 punti), indicando un movimento ancora strutturato, in cui i pullback vengono, finora, assorbiti all’interno dell’impulso dominante.

In termini di livelli chiave, i supporti tecnici di breve periodo possono essere aggiornati in area 5.150–5.170 dollari come prima fascia di controllo (zona di minimi relativi e di rientro ripetuto dei compratori nelle ultime sedute), con un’area di supporto più profonda in corrispondenza dei minimi di metà mese tra 4.85–4.90 mila, che coincide approssimativamente con la parte centrale del canale rialzista di medio periodo visibile sui daily chart. Sul fronte opposto, le resistenze immediate sono costituite proprio dalla zona dei massimi recenti in area 5.250–5.300 dollari, dove il prezzo sta congestionando, oltre la quale gli studi di estensione tecnica (proiezioni di Fibonacci e target di lungo periodo citati da alcune case d’investimento) individuano obiettivi teorici superiori, anche se non ancora testati, nell’ordine dei 5.400–5.500 dollari e oltre. 

A livello statistico, una regressione lineare tracciata sugli ultimi mesi continua a mostrare una pendenza nettamente positiva con prezzi attuali nella parte medio‑alta del canale, segnale che – in termini puramente tecnici – il bull market di fondo resta dominante, pur con un rischio crescente di fasi di consolidamento più ampie in prossimità dei massimi.

La price action recente sull’oro evidenzia candele daily dal corpo non eccessivo ma con chiusure spesso vicine alla parte alta del range giornaliero, a indicare che, nonostante la volatilità intraday, la pressione in acquisto continua a prevalere in chiusura di seduta. In alcune delle ultime sessioni si sono osservate configurazioni di tipo “inside bar” e piccole candele di indecisione, integrate da shadow inferiori relativamente pronunciate, che segnalano fasi di storno durante la giornata seguite da riacquisti su livelli ritenuti interessanti dai compratori di medio periodo. 

Su timeframe H4, diversi commenti tecnici richiamano pattern di consolidamento nei pressi della parte bassa delle correzioni intraday – talvolta assimilabili a piccoli Harami rialzisti o a sequenze di candele di esitazione – inseriti però all’interno di un canale ascendente ancora ben definito. 

Nel complesso, la combinazione di pattern di compressione, chiusure vicine ai massimi intraday e trend di regressione positivo suggerisce una fase di pausa attiva, più che un’inversione già in atto.

Gold 02 2026

 

L’argento si conferma uno degli asset più volatili del comparto metalli, con una dinamica tecnica che combina un trend di lungo periodo ancora fortemente rialzista a una fase correttiva significativa nelle ultime settimane. 

Alla chiusura del 27 febbraio 2026 il prezzo spot si colloca in area 89–90 dollari l’oncia (circa 89,5 USD secondo alcune serie storiche), dopo un rimbalzo dai minimi di metà mese in zona 84–85 e una discesa di quasi il 20% dai picchi di inizio febbraio, pur restando più che raddoppiato rispetto ai livelli di un anno fa. 

Sul daily, l'Argento XAG/USD si muove nella parte medio‑alta di un ampio canale rialzista costruito negli ultimi 12 mesi: le medie mobili principali (50, 100 e 200 giorni) scorrono tutte al di sotto dei prezzi correnti, con pendenze ancora positive, a indicare un trend primario ascendente ma in fase di riassorbimento dopo un eccesso di estensione. 

L’RSI(14) si è raffreddato dai livelli di ipercomprato di inizio mese e ora oscilla in una fascia neutrale/leggermente rialzista, compatibile con un mercato che ha scaricato parte della pressione in acquisto senza ancora entrare in una vera zona di debolezza strutturale; l’ATR resta elevato, segnalando una volatilità giornaliera ampia ma coerente con la natura high‑beta dell’asset. 

Dal punto di vista dei livelli tecnici, i supporti chiave di breve si collocano in area 88–90 dollari, dove si concentrano i minimi recenti e diversi rientri dei compratori, mentre un’area di supporto più profondo si individua tra 84 e 85, corrispondente al bordo inferiore del movimento correttivo e alla parte centrale del canale rialzista di medio periodo; sul lato opposto, le resistenze immediate si trovano nella fascia 93–95 dollari e poi in prossimità dei massimi di inizio febbraio, zona che ha generato prese di profitto aggressive al primo test. 

La lettura delle candele giornaliere mostra una sequenza di barre con corpi irregolari ma frequenti shadow inferiori pronunciate, segno di acquisti in denaro sui cali, alternati a giornate di forte escursione intraday in cui il mercato testa rapidamente livelli di supporto e resistenza prima di chiudere in posizione intermedia, a conferma di un contesto dominato da flussi speculativi ma ancora incardinato, allo stato attuale dei dati, in un quadro di bull market di lungo periodo più che in uno scenario di inversione conclamata.

Il Petrolio

Petrolio 02 2026

 

Il petrolio, e in particolare il Brent, conferma una fase di rafforzamento graduale in un contesto macro ancora molto sensibile ai temi geopolitici, alla dinamica delle scorte e alle prospettive di crescita globale. 

Alla data del 27 febbraio 2026 il Brent si colloca in area 72,5–73 dollari al barile (chiusura future/CFD intorno a 72,87–73,5 USD), in rialzo di circa il 2,8–3% rispetto alla seduta precedente e con un guadagno mensile superiore all’8%, livelli che riportano il benchmark sui massimi degli ultimi mesi dopo una fase laterale compresa fra metà 60 e area 70 dollari. 

Anche il WTI mostra una dinamica coerente, con i contratti front–month attestati intorno a 67–71 dollari e una progressione di circa il 6% sull’ultimo mese, a conferma di un repricing del comparto energia in scia al rischio geopolitico (Medio Oriente/Iran) e a un dollaro leggermente più debole nelle ultime sedute.

Sul piano tecnico, le analisi sul Brent indicano uno scenario di medio periodo ancora positivamente impostato, mentre la struttura di brevissimo mostra qualche segnale di “respiro” dopo l’ultimo strappo: i commenti di fine settimana evidenziano una resistenza importante in area 71,3–71,4 dollari, recentemente testata, e un primo supporto rilevante a 70,6–70,7 dollari, con possibilità di prosecuzione della fase correttiva verso 70,4 in caso di prese di beneficio più marcate. 

La sequenza degli ultimi giorni, con un movimento di crescita fino a 72,2–72,9 USD seguito dall’aspettativa di un possibile pullback verso 69–70, viene letta da alcuni desk come completamento di una “gamba” rialzista su H4 e potenziale rientro verso la parte centrale del canale, prima di valutare nuovi tentativi di estensione in direzione 75–76 dollari.

Guardando alle medie mobili, il Brent tratta al di sopra delle principali curve di breve e medio periodo: le analisi tecniche di riferimento mostrano un prezzo posizionato sopra la MM50 e in fase di riavvicinamento verso le medie di più lungo, in un contesto che descrive il passaggio da una fase neutro–ribassista, vista a inizio anno, a una struttura via via più costruttiva. 

L’RSI giornaliero si muove in zona medio–alta (intorno a 50–55 sulle principali letture), ancora lontano dall’ipercomprato ma indicativo di un momentum in miglioramento dopo i minimi precedenti, mentre i dati di ATR giornaliero (in area 1,3–1,4 dollari, pari a circa il 2% del valore del sottostante) segnalano una volatilità elevata ma non anomala per un mercato energetico in piena fase di repricing. 

I parametri direzionali (ADX su base 14–20 giorni) si attestano su valori nell’intorno di 17–19, compatibili con un trend in rafforzamento ma non ancora esplosivo, in cui la direzionalità rialzista inizia a prevalere sul rumore ma lascia spazio a fasi correttive all’interno del movimento.

La regressione lineare tracciata sull’ultimo mese mostra un’inclinazione positiva, coerente con una serie di minimi crescenti da inizio febbraio e con prezzi che ora oscillano nella parte alta del range recente 70–73 dollari, area dove passa anche una fascia di resistenze dinamiche legata alle medie e ai massimi di periodo. In questo quadro, la reazione dei prezzi su queste resistenze – in particolare la tenuta o meno dell’area 71–73 e l’eventuale ritorno verso i supporti a 70,6–70,4 e, più in basso, 69–68 dollari – sarà determinante per capire se il movimento in atto potrà evolvere in un trend rialzista di medio più strutturato o se il petrolio resterà confinato in un ampio trading range, altamente sensibile alle notizie su tagli OPEC+, tensioni geopolitiche e dati settimanali sulle scorte USA.

Le mega-cap tecnologiche USA restano il cuore del mercato azionario globale, ma l’impostazione tecnica è oggi più sfumata e meno uniformemente rialzista rispetto alla fase di massima euforia AI del 2025.

NVIDIA ha chiuso il 27 febbraio 2026 a 177,19 dollari, in calo di circa il 4–4,5% nella seduta e in flessione di quasi l’8% nelle ultime quattro settimane, pur mantenendo un guadagno intorno al 40% su base annua. Il quadro daily mostra ancora una struttura di fondo rialzista su orizzonte 12 mesi, ma con un evidente raffreddamento del momentum: il titolo ha rotto al ribasso la MM50 dopo aver segnato massimi di periodo sopra 190 dollari a fine gennaio, e sta ora cercando una nuova area di equilibrio sopra un cluster di supporti dinamici che includono la fascia 170–175 dollari e, più in basso, la MM200. L’RSI oscilla tra zona neutra e bassa neutrale, ben lontano dagli eccessi di ipercomprato frequenti nella fase di rally 2023–2024, mentre la regressione lineare tracciata sugli ultimi 6–12 mesi resta inclinata positivamente ma con prezzi scesi verso la parte mediana del canale, segnale di un trend di fondo ancora intatto ma in fase di aggiustamento dopo un’eccessiva estensione. 

Le resistenze principali si collocano oggi nell’area dei massimi recenti (190–195 dollari), mentre i supporti tecnici di breve e medio periodo coincidono con i minimi delle ultime settimane e con la zona di transito delle medie chiave.

Apple, Microsoft e Amazon presentano un quadro più bilanciato, pur all’interno di un contesto 2026 in cui l’intero gruppo dei “Magnificent Seven” sta sottoperformando l’S&P 500 da inizio anno dopo averne guidato la performance negli anni precedenti. 

In sintesi, Apple rimane inserita in un canale rialzista pluriennale con correzioni relativamente ordinate e prezzi che tendono a gravitare sopra la MM200 e in prossimità della MM50, con un RSI prevalentemente in zona neutra, a conferma di un trend di medio periodo costruttivo ma meno ripido rispetto ai nomi più legati all’AI pura. Microsoft continua a mostrare una struttura tecnica robusta, sostenuta dal posizionamento su cloud e AI: sul daily il titolo oscilla in una fascia superiore rispetto alle principali medie mobili, con una regressione lineare su base 6–12 mesi che delinea un canale ascendente piuttosto regolare e un RSI che alterna fasi prossime alla parte alta del range a periodi di rientro verso la neutralità, tipici di un bull market maturo con fasi ricorrenti di normalizzazione. 

Amazon, infine, mantiene un comportamento più altalenante: il titolo si muove in un ampio canale rialzista di medio periodo ma con sequenze più irregolari di massimi e minimi, spesso alternando accelerazioni verso i massimi storici (oltre area 250 dollari) a fasi di congestione e ritorno verso la zona di supporto 220–230 dollari, che rappresenta tuttora un’area tecnica di riferimento nelle principali analisi aggiornate.

Sul resto del comparto large cap USA, i titoli strettamente legati al tema tech/AI – in particolare Tesla, Meta, Alphabet, Intel, AMD e Broadcom – continuano a mostrare grafici giornalieri impostati al rialzo su orizzonti lunghi, ma con una volatilità superiore alla media dell’indice e pattern meno omogenei: Tesla e AMD restano caratterizzati da trend più nervosi e RSI che frequentano più spesso le zone estreme, mentre Meta e Alphabet evidenziano strutture tecniche più regolari, con prezzi che gravitano sopra le principali medie mobili e fasi di consolidamento stretto considerate, da molti osservatori, come possibili basi per future estensioni. 

Broadcom, grazie al posizionamento nei semiconduttori ad alto margine, continua a sviluppare un canale rialzista di medio periodo, seppur con correzioni tattiche legate alle rotazioni tra growth e value e alla sensibilità del settore chip alle aspettative sui tassi. 

I finanziari come JPMorgan, Bank of America e Goldman Sachs mostrano grafici più ordinati, con prezzi spesso sopra la MM200 e RSI in area neutra, sostenuti da uno scenario di tassi ancora relativamente elevati e da margini d’interesse complessivamente favorevoli; i supporti principali coincidono con i minimi delle ultime settimane e con le medie chiave, mentre le resistenze rimangono situate in prossimità dei massimi pluriennali, a definire un quadro di consolidamento in un contesto di fondo ancora costruttivo per il comparto bancario.

I titoli difensivi e di consumo – come Procter & Gamble, Coca‑Cola, McDonald’s, Johnson & Johnson – insieme ai conglomerati quali General Electric e Berkshire Hathaway, mantengono invece un ruolo di ancoraggio nei portafogli: i loro grafici daily tendono a muoversi in prossimità delle MM50 e MM200 con RSI in prevalenza neutrale, evidenziando un alternarsi di fasi di accumulazione e prese di profitto all’interno di trend laterale‑rialzisti meno estremi rispetto al tech, e risultano particolarmente rilevanti nella fase attuale in cui parte delle mega‑cap tecnologiche sta vivendo una normalizzazione del momentum dopo anni di outperformance.


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